Cronache di un giovedì alla XXIV conferenza AISNA

building bridges conferenza AISNA graduates

Prima che il ricordo sbiadisca è bene fissare alcuni punti salienti della Conferenza AISNA 2017, organizzata all’Università di Milano dal 28 al 30 settembre.

Conferenza AISNA 2017: La maratona di American Studies italiani

Trump si divideva su twitter tra l’uragano di Puerto Rico e i tentativi di promuovere la tax reform. Il giorno seguente Las Vegas sarebbe stata il teatro del più grave massacro degli Stati Uniti. L’autunno iniziava a soffiare nei cortili dell’Università Statale.
La biennale stava inaugurando la sua XXIV edizione, la prima per me. Ero impaziente di conoscere i nuovi colleghi del blog Graduates. Dopo le riunioni su skype e le discussioni estive per costruire questo sito a suon di errori, prove e correzioni progressive, non restava che dare un volto a ogni nome. In ogni caso, questo è stato l’impatto di giovedì mattina, primo giorno dell’evento:

Sala Napoleonica - conferenza AISNA
La Sala Napoleonica, il luogo chiave della Biennale, il posto in cui esserci.

Alle mie prime conferenze fui intimidito dalle antiche aule scozzesi di Edinburgo, con il legno intarsiato caldo e solenne; e dalle ancor più antiche sale irlandesi di gelida pietra grigia a Cork. Non avevo alcuna valida ragione per aspettarmi un’allure più informale a Milano, dove gli affreschi della Sala Napoleonica sicuramente non favoriscono un approccio easy-going. D’altra parte nessun indizio faceva pensare a un evento più ruspante di quelli a cui avevo partecipato in terra anglosassone.

Forse la mia attitudine rilassata era dovuta al fatto che non avevo idea della caratura dei partecipanti alla Conferenza (tra i quali vi era Anthony Tamburri, presidente del Calandra). Oppure al fatto che – notizia last minute – avrei sostituito Marco per presentare alcuni aspetti tecnici del blog e i nostri prossimi obiettivi. Poiché la notizia era arrivata appena qualche giorno prima dell’evento, ero libero dalla benché minima pressione: il non trascurabile vantaggio del riservista.

Richiamato all’ordine

Sta di fatto che prima di incappare in qualche gaffe da hillbilly sono stato rapidamente richiamato all’ordine dalla sobrietà dell’Università, e in particolare da alcuni affreschi – detti responsabilizzanti – che decoravano le ampie sale d’attesa, altrettanto responsabilizzanti.

sala napoleonica Unimi
Un sublime esempio di “affresco responsabilizzante” databile, in base alle mie competenze artistiche, tra il X e il XX secolo.

In ogni caso la conferenza AISNA non era incentrata sull’arte. Coordinando più di cinquanta speakers internazionali in 20 panel distribuiti su 3 giorni, l’associazione ha cercato di esplorare tutti i temi più attuali degli american studies, con un occhio al versante Atlantico e agli studi italoamericani: dalla letteratura di protesta alla controcultura musicale; dagli environmental studies alle esplorazioni delle food migrations.

La mattinata di giovedì si è aperta con i saluti ufficiali da parte di AISNA e con un plenary speech in cui Scott Slovic ha richiamato l’attenzione sulla environmental philosophy e sul filone dell’ecocriticism. Se vi va un approfondimento sul tema, lo trovere a breve su queste frequenze.

L’ora di AISNA Graduates

Subito dopo, beh, toccava a noi. Il palco ci aspettava, e il nostro spazio era dedicato alla presentazione delle New directions for the AISNA Graduates Forum. Timidi ma determinati ci siamo impossessati di scrivania, microfoni e telecomando del proiettore e abbiamo aperto le danze. Abbiamo presentato i nuovi progetti marchiati Graduates e gli obiettivi che cercheremo di raggiungere nei prossimi anni. Ci siamo alternati per circa un’ora, sfoggiando anche un live tweet da veri guru della comunicazione al grido di “#Aisna17“! Nessuno di noi aveva un pullover nero a collo alto, eppure la presentazione ha raggiunto gli obiettivi prefissati.

Sintesi del nostro primo Keynote

Per il gruppo Graduates la XXIV conferenza AISNA è stata il primo banco di prova ufficiale, nonché il primo, piccolo frutto del lavoro degli ultimi mesi.
Dopo due parole sul lavoro impostato finora, le cui componenti essenziali sono da un lato la ristrutturazione del sito (che sta giungendo a maturazione) e dall’altro l’organizzazione interna della squadra, siamo passati a esporre ciò che intendiamo fare da qui in poi. Le proposte principali vertevano su come intendiamo sfruttare le potenzialità del blog, sui progetti editoriali e sull’attività di networking internazionale.

Progetti, idee e prossimi passi.

Il fil rouge delle numerose proposte era, ed è tuttora, l’idea di building bridges: L’obiettivo più generale di Graduates è intessere relazioni in ogni modo conosciuto con le diverse istituzioni di American Studies. Sia per consolidare la frammentata rete di studiosi in Italia, sia per inserire questa rete in un più ampio quadro europeo; in che modo, beh, non è necessario spoilerare troppo.

Nella foto: Stefano, novello ingegner Cane, gesticola spiegando come intendiamo costruire i vari ponti.

 

 

Stiamo lavorando affinché il sito diventi con il tempo uno snodo su cui impostare altri progetti. Il primo di essi è già operativo: è il piano di recensioni che abbiamo avviato grazie alla collaborazione con alcuni editori.
Tuttavia il lavoro di Graduates non si esaurisce sul sito, che pure è il riferimento del nostro lavoro. A questa ampia parte online infatti fanno da contrappeso alcune iniziative nella vita vera, quella in cui si incontrano persone e si chiacchiera (la sezione “GetaLife” di Aisna, per dirla breve). Un esempio? Un ambizioso progetto di seminari di metodologia per i giovani ricercatori ansiosi di carpire i segreti della ricerca.

Missione compiuta: and now what?

Come ho detto, la presentazione del gruppo Graduates alla conferenza AISNA ha riscosso un buon successo, in particolare grazie a feedback molto mirati da parte di alcuni docenti. Per me, appena sbarcato in questa gruppo di young researchers, è stata l’occasione per conoscere i veterani del gruppo (Alice, Giulia, Marta, Virginia, Irene, Matteo, Stefano,Lorenzo) e le altre new entry, malgrado qualche assenza legata a comprensibili impegni di lavoro. La redazione, infatti, è sparsa in giro per l’Europa e anche oltre Atlantico. Anche per questa ragione si è deciso di posticipare la Plenary Beer alla prossima volta.

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foto di copertina: Photo by Chris Leipelt on Unsplash

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