Report – “Beat Generation. Ginsberg, Corso, Ferlinghetti. Viaggio in Italia”: mostra dalle atmosfere Jazz.

Vi mancano i climi da musica Jazz e locali affollati? Volete rivivere quelle atmosfere rievocando le figure di Kerouac, Ginsberg & co.? La Mostra Beat Generation – Viaggio in Italia presso la Galleria Nazionale di Roma (Villa Borghese) fa al caso vostro! A cura di Enzo Eric Toccaceli, la mostra incoraggia e rievoca i volti che hanno segnato l’epoca degli anni ’50 americani e, successivamente, italiani, con tanto di fotografie esposte, articoli, saggi e libri degli autori Beat disposti in teche e quant’altro ancora. L’inaugurazione ha avuto luogo il 15 febbraio 2018 alle ore 18. Gli ospiti che hanno aperto il discorso sono stati Mita Medici, Maria Anita Stefanelli e Carlo Massarini.

BEAT GENERATION: musica e protagonisti

Il primo a introdurre la cultura musicale vissuta dalla Beat Generation è Carlo Massarini: giornalista, conduttore televisivo e conduttore radiofonico. Attraverso l’ausilio del proiettore, Carlo Massarini inizia con una carrellata sui protagonisti della scena musicale del periodo: da Charlie Parker a Bob Dylan, e infine ai Material.

Di pari passo mostra come questa musica influenzi i poeti del periodo, tra cui Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti. Così ci dice della musica degli anni ’50:

Carlo Massarini illustrando la cultura musicale Beat.

“C’era il Jazz Nero e anche il Jazz Bianco… Il Bepop, invece, nasce come musica di rottura da tutto quello precedente. Si tratta di una rottura sulla tipicità del Jazz, perché, in realtà, il Bepop è una musica che fluisce, una musica meno incasellata, è una musica libera e che mangia la realtà.

I musicisti sono le figure che i poeti del periodo amano, perché in qualche maniera è simile a quello che fanno loro. Quella poesia, che di nuovo rompe con gli schemi della letteratura americana precedente, può essere uno stream of consciousness, può raccontare sé stessi… si sposa bene con questo tipo di musica.

Sono musiche, in qualche modo, nervose, viscerali e poco stereotipate.

dalle note alle parole Su carta

A seguire Mita Medici, la quale racconta la sua prima esperienza a Los Angeles e il suo primo incontro con Jim Morrison, ricordando e

condividendo con il pubblico il grande entusiasmo che aveva provato allora.

Non da meno, la prof.ssa Maria Anita Stefanelli  dell’Università di Roma Tre, la quale ha illustrato brillantemente come la musica si riversi invece su carta e con le parole. Partendo dal concetto ambivalente di “beat” (battuta/battito) ed espandendolo in chiave sacrale (beatitude/beatific), la prof.ssa Stefanelli ha delineato come i presupposti della cultura Beat si sono declinati in letteratura, sia in prosa (Kerouac, Borroughs) sia in poesia (Ginsberg e Anne Waldman). Inoltre, ha mostrato come questa cultura Beat si è diffusa sul suolo italiano, grazie anche alle lettere di Pier Paolo Pasolini ad Allen Ginsberg.

A conclusione della splendida apertura il pubblico viene guidato al primo piano della Galleria Nazionale, dove sono e saranno esposte le fotografie dei volti della Beat Generation. Non solo: la mostra accoglie una ricca collezione di saggi, stralci di articoli, libri degli scrittori e altri memorabilia di un’epoca il cui battito risuona tuttora.

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INFORMAZIONI UTILI

Apertura al pubblico
16 febbraio – 2 aprile 2018
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Villa Borghese, Roma)
Sala Aldrovandi

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